
Ho visto, in questi giorni passando per “a Nostraronna”, che hanno iniziato i lavori di costruzione del campetto di calcio; vedo stamane l’argomento trattato sul Vs ottimo blog e non posso non andare indietro nella memoria e pensare a quanti sacrifici, duro lavoro, ma anche tantissimo entusiasmo mettevamo, noi picciotti degli anni ’60, per liberare il “nuovo” campo sportivo, spianato alla bene e meglio con le ruspe, dalle pietre dalle + piccole, grandi quanto una pallina da golf fino alle + consistenti, grosse come le nostre teste arrostite al sole di luglio.
Era un andirivieni continuo di cariole, cardarelle secchi pale, ogni tanto si dava un’occhiatina, piena di desiderio, al pallone appena “nsivatu” da totuccio Jair. Una piccola pausa con le bibite, perennemente tiepide, che veniva a vendere Gabriele “u frariciu” e poi fino al tramonto con la schiena piegata a raccogliere quelle pietre che sembrava crescessero invece che diminuire. Alla fine, recuperata sufficientemente una porzione decente di campo ci scatenavamo, freschi come rose, a turno, 7 contro 7 fino a tarda ora, con una luce ormai così fievole che, ahinoi, alcune volte si scambiava il pallone con qualche pietra, messa la magari per delimitare il campetto.
E poi la sera, dopo cena, quando non la saltavamo perchè puniti dai genitori che per intere giornate non ci vedevano ed erano costretti ad andare loro “a survizu”, “o stratuni” a raccontarci le nostre gesta “eroiche”, senza il minimo ricordo della dura giornata di lavoro.
Tutto questo durò almeno un mese, ma alla fine quel campo, frutto dell’impegno di noi ragazzi (mi si passi un pochino di enfasi) divenne per decenni lo stadio ufficiale di Ciminna, fino alla categoria della Promozione.
Pino Mannina, classe 1955
Viva l’Inter