Agorà Ciminna

24 Maggio 1942 il Piave mormorò "non passa lo straniero"

di Pino Mannina

Il mio fugace accenno alla festa della Repubblica, argomento trattato in maniera a dir poco accalorata dagli amici del blog, è soltanto un piccolo contributo ad una CIMINNA che non esiste +, e non soltanto architettonicamente (molti, in special modo giovani, si chiederanno dove è finito il campanile della foto). Gli atteggiamenti, oggettivamente mutevoli, degli italiani discendono, a mio modo di vedere, da molte cause: politiche, sociali, economiche e culturali.
Ma una riflessione personale mi induce a pensare che l’istruzione primaria soprattutto, così mutata negli ultimi 50 anni, vittima delle continue “riforme”, di indirizzo esclusivamente partitico, elaborate e messe in atto da ministri che hanno come unico obiettivo quello di contraddire il predecessore, stia a monte fra le cause che hanno, non credo di esagerare, distrutto quello che rimaneva si sentimento patriottico e di rispetto per le istituzioni.
Vi scanso da qualsiasi fatica se cercate di riconoscermi tra i figli della lupa, balilla, gli avanguardisti, i miliziani presenti nella foto, non sono cosi anziano, tuttavia ricordo, non senza nostalgia, i canti , le marce, le recite che il maestro Barone (u baritonu) ci insegnava (spesso a suon di scappellotti, specialmente a testoni come me); e, alla fine dell’anno scolastico, l’esibizione, pubblica, alla presenza di autorità varie (autorevoli) ed al cospetto del “terrificante” Direttore didattico.
Se poi pensiamo che i due canali RAI (e drocu finia a televisioni) con l’impronta culturale che davano ai loro palinsesti, persino alle “finction” dell’epoca, contribuivano ad educare gli italiani, compresi i siciliani, al rispetto per alcuni valori “unificatori” (qualcuno dirà: come facevamo senza Miss Padania o senza il giocatore della Nazionale che intercala “roma ladrona” cantando l’inno di Mameli?) ci rendiamo conto che noi ciminniti di oggi, così indifferenti e, in alcuni isolati casi, irriverenti, quasi oltraggiosi, nei confronti del “patriottismo” e dei simboli nazionali, sono, anche, il frutto di 30 anni di ……………..(decidetelo voi) educazione.